Palazzo Farnese di Caprarola. L'Anticamera degli angeli. La volta. La pittura illusionistica del Bertoja sfonda verso il cielo con la scena apocalittica della Caduta degli angeli ribelli. Sulla destra san Michele arcangelo che vince Lucifero. In basso il volto con le orecchie di asino è la firma, in forma di autoritratto, del Bertoja.

Palazzo Farnese di Caprarola + Il Sacro Bosco di Bomarzo. Un viaggio nel Rinascimento di 1 giorno.

Com’è noto, nella seconda metà del secolo XVI papi e cardinali commissionarono delle ville e dei giardini stupendi attorno a Roma, dove poter ritirarsi dalla vita frenetica della città eterna. Ciò rientrava in una certa maniera di vivere, molto dispendiosa, a volte criticata dalla nostra visione del mondo del XX secolo. 

Si è nello stesso tempo consapevoli del fatto, che si tratti di un patrimonio che oggi rappresenta una bella fetta della nostra industria turistica, oltre che la straordinaria identità dell’arte italiana. 

Che cosa si visita? Nella prima parte della giornata si va alla scoperta del bel Palazzo Farnese di Caprarola, della sua architettura e della pittura che si rivela un delicato e sofisticato tessuto che include vari aspetti artistici e culturali del Rinascimento e del Manierismo. 

A seguire si visitano i Giardini, realizzati come il palazzo pentagonale, su progetto di Jacopo Barozzi da Vignola, costruiti in alto della collina, dove le proporzioni perfette dell’architettura rinascimentale viene portato ai limiti estremi possibili. 

Pranzo possibilmente a Caprarola oppure lungo il percorso verso il Sacro Bosco di Bomarzo, meglio conosciuto come il Parco dei Mostri.

Nel pomeriggio si continua il viaggio nel mondo della stessa ispirazione culturale Rinascimentale-Manierista, però in un Giardino cosparso di sculture e di costruzioni note come uniche al mondo, impostato su delle conoscenze neoplatoniche in modo assolutamente originale. 

PER VISITARE PALAZZO FARNESE E IL SACRO BOSCO DI BOMARZO CON GUIDE TURISTICHE DEL TERRITORIO PRENOTA AL +39 328.4248738 info@guidaviterbo.com info@artinvistaguideviterbo.com All’att. di Maddalena Marton Guida Turistica Ufficiale. 

Palazzo Farnese di Caprarola. La Scala Regia: tre giri interi di turbinio di stemmi, greche, volti dipinti che glorificano il Gran Cardinale e la sua casata. Ogni particolare è fatto per imprimere idelebilmente nella menta il potere e la ricchezza dei Farnese.

VILLA FARNESE A CAPRAROLA

Villa Farnese a Caprarola permette un percorso tra sacro e profano, in spazi esclusivi del Secondo Cinquecento. Il palazzo pentagonale con il cortile circolare. I Giardini Bassi e i Giardini Alti con fontane, labirinti, sculture e la Casina del piacere.

Si percorrono le tante sale affrescate che raccontano un pezzo di storia d’Europa del secolo XVI, attraverso l’ascesa al potere dei Farnese. Soldi, potere, matrimoni d’interesse, carriera ecclesiastica, hanno il loro volto umano, le storie personali sofferte.

Il palazzo fu commissionato dal cardinale Alessandro Farnese il giovane, nipote di papa Paolo III, al grande architetto Jacopo Barozzi. I cinque piani furono completati tra il 1550 e il 1576, con la grandiosa Scala Regia, una scala elicoidale che gira su 30 doppie colonne.

La Sala del Mappamondo affrescata nel 1574 è dedicata alle scienze geografiche, una delle sale più interessanti.

Il Sacro e il profano sono presenti sia nella storia della famiglia, nella maniera di vivere della Corte dei Farnese, sia nelle immagini andremo a vedere. Compresi quelli legati alle conoscenze alchimiche.

I Giardini Bassi si aprono alle spalle del palazzo, sono due grandi quadrati che si allacciano strettamente all’edificio pentagonale. Sono tipicamente all’italiana, riducibili a forme geometriche dai significati cosmici.

L’area degli intrattenimenti è la Fontana dei Tartari, dove il cardinale Alessandro amava allietare i suoi ospiti.

Il Giardini Alti sono costruiti nel fianco di una collina, furono completati sul disegno di Jacopo Barozzi da Vignola nel 1620. La monumentale sequenza di fontane, di labirinti, sculture sono posti su più livelli, e rispettano le regole dell’architettura rinascimentale. La Casina del Piacere purtroppo non è aperta alle visite.

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Palazzo Farnese Caprarola

Palazzo Farnese Caprarola – I Giardini Alti

Palazzo Farnese Caprarola

Palazzo Farnese di Capararola – Non vorrete perdere questo gioiello del Rinascimento Italiano?

Villa Farnese Caprarola

Palazzo Farnese Caprarola – La Sala del Mappamondo

Il Palazzo Farnese di Caprarola si rivela una specie di Pompei del Rinascimento per averci conservato un’eredità architettonica e pittorica di grande rilievo del ‘500 e con essa il riflesso lontano, quanto prezioso, dello stile elegante del modo di vivere della Corte Pontificia dell’epoca. Il palazzo porta il nome della Famiglia Farnese che estese il suo potere dalla Tuscia sin dentro il cuore della Città Eterna, diventando protagonista sulla scena politica d’Italia e d’Europa del XVI secolo.

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Palazzo e villa vennero inseriti in un piano urbanistico in cui il grande pentagono, la dimora del signore, legata al borgo con la via dritta, domina il paese dall’alto come un vero Olimpo. Una soluzione che ben riflette la volontà del committente, il Card. Alessandro Farnese il giovane (1520-1589) di celebrare il potere della casata facendo erigere un palazzo forse ancor più esclusivo di quello di Roma, immortalando la memoria della famiglia ai posteri. Il grandioso progetto fu affidato dal cardinale a Jacopo Barozzi da Vignola (1507-1573) che ebbe quindi il compito di adattare l’idea di un luogo di diletto e di rappresentanza ad una fortezza preesistente disegnata da Antonio da Sangallo il giovane nel 1530, rimasta incompiuta. Gli spazi interni del pentagono a 5 piani vennero organizzati dal Vignola attorno al cortile circolare secondo un ordine di simmetrie perfette e disposti in base alla loro funzione e alla gerarchia di chi li occupava. L’esteso ciclo pittorico tardo-manierista (7650 mq.) fu interamente commissionato dal Card. Alessandro Farnese il giovane al cui servizio lavorarono i più noti umanisti ed iconografi del periodo come Annibal Caro, Fulvio Orsini, Onofrio Panvinio i quali elaborarono, ricorrendo alla mitologia classica, alla storia sacra, alla storia, il ciclo iconografico realizzato dagli artisti tra i più famosi dell’epoca, come Taddeo e Federico Zuccari, Jacopo Bertoja, Giovanni de’ Vecchi, Raffaellino da Reggio, Antonio Tempesta, Antonio da Varese.

Percorso di visita al Palazzo Farnese di Caprarola:

La Sala delle Guardie (Federico Zuccari 1567-1569) – è posta accanto alla piccola sala circolare delle armi dove oggi si trova la biglietteria, immette nello spazio elegante del palazzo. Scala Regia (affreschi istoriati di Antonio Tempesta, 1580-83) – Soluzione originale e realizzazione magnifica della scala a chiocciola che il Vignola fece ruotare su trenta colonne doriche e ioniche, incoronata da una cupola con i Gigli Farnesiani. Piano Nobile. Cortile circolare (Jacopo Barozzi, il Vignola) – Particolare architettonico e simbolico importante. Il Vignola realizzò il cortile circolare su due portici sovrapposti, cosa che gli permise di far girare intorno ad esso tutti gli appartamenti (estivi ed invernali) del piano rialzato e del piano nobile. La Sala di Ercole (Federico Zuccari e Jacopo Bertoia, 1568-1572-73) celebra il grande patrimonio dei Farnese, il ducato di Castro, di Parma e Piacenza e serba una vista attraverso il loggiato aperto sul paesaggio verso Roma, incoronazione del potere raggiunto. Nel ciclo di affreschi rappresentato nella volta, il personaggio mitologico di Ercole con le sue gesta allude alla potenza farnesiana ed alla munificenza del Card. Alessandro. Cappella (Federico Zuccari, 1566) – Stanza circolare, era la cappella privata del cardinale Alessandro dove sulle pareti e nella volta viene narrata la Sacra Scrittura. La divisione della volta con sei scomparti riccamente decorati è la proiezione del pavimento disegnato con identiche partizioni con uso di marmi policromi e cotti bicolori. Sala dei Fasti Farnesiani (Taddeo Zuccari 1561-63) – Era la sala di rappresentanza, la più importante del palazzo, in cui emerge più di ogni altra l’importanza politica raggiunta a livello europeo della Casata. Anticamera del Concilio (Taddeo e Federico Zuccari 1562-64) – La sala è dedicata dal Card. Alessandro Farnese il giovane al nonno, Papa Paolo III, ai ruoli e momenti più salienti del suo papato. Tra questi il Concilio di Trento da lui avviato nel 1546. Affreschi, stucchi, tridimensionalità e gioco ottico prospettico rendono la decorazione della sala sfarzoso ed opulento. Camera dell’Aurora (Taddeo Zuccari 1563-65) – Era la camera da letto dell’appartamento d’estate del Cardinale Alessandro. Nella volta viene rappresentato un ingannevole gioco prospettico che innalza il soffito sfondandolo verso il cielo, in cui è rappresentata l’allegoria della Notte che si spegne sotto le luci dell’Alba. Stanza dei Lanifici (Taddeo Zuccari 1563-64) – Era lo spogliatoio del Cardinale Alessandro, una stanza colma di decorazione di riquadri, incastri di figure, grottesche emblemi e stucchi il cui tema tratta l’arte della tessitura ed i filati destinati all’abbigliamento. L’iconografia richiama vari personaggi mitologici tra i quali Aracne trasformata da Atena in ragno. Stanza della Solitudine o dei Filosofi (Taddeo Zuccari 1565-66) – Era lo studio del cardinale nell’appartamento d’estate. L’iconografia rievoca personaggi cristiani e pagani i quali scelsero una vita di solitudine dedicata alla contemplazione e la meditazione. Il Torrione – E la punta del pentagono ed il raccordo tra i due appartamenti, quello estivo e quello invernale, è carico di significati simbolici. Include le due stanze più riservate: la Stanza del Torrione, la biblioteca e il Gabinetto dell’Ermatena (Federico Zuccari 1566-67), probabile studiolo del segretario personale del cardinale. Stanza della Penitenza (Jacopo Zanguidi, detto il Bertoja 1569-71) – Era probabilmente destinata ad una piccola stanza da pranzo, la Croce sorretta da angeli rappresentata nell’ovale della volta doveva forse ricordare alla temperanza negli eccessi del palato. Stanza dei Giudizi (Jacopo Zanguidi detto il Bertoja, 1569-71) – Stanza riccamente decorata con stucchi ed affreschi dedicata alla Saggezza e alla Giustizia dove il cardinale Alessandro prendeva delle decisioni importanti. Il programma iconografico è imperniato sul Giudizio Universale della Chiesa attraverso fatti biblici dell’Antico Testamento, dei quali il Giudizio di Salamone rappresentato nel centro della volta. Stanza dei Sogni (Jacopo Zanguidi detto il Bertoja 1570-71) – Le scene tratte dall’Antico Testamento richiamano il tema del sonno, del sogno. Nella volta è rappresentata la storia del Sogno di Giacobbe in allusione alla benedizione divina sul cardinale e la sua famiglia e alla chiesa che egli avrebbe fatto costruire proprio in quel periodo a Roma, la Chiesa del Gesù (1568-71) detta anche “Tempio Farnesiano”. Stanza degli Angeli (Bertoja, G. De Vecchi e R. Da Reggio 1572-75), detta anche dell’eco – Sala riccamente affrescata che tratta il tema della vittoria del bene, rappresentato dal dominio universale di Dio, sul male. Nella volta la caduta degli angeli ribelli in cui il Bertoja si ispira ad uno dei suoi pittori preferiti, il Correggio. Alle pareti si esprime Giovanni de Vecchi rendendo questa sala una delle più belle del palazzo. Sala del Mappamondo (G.A. Vanosino, G. de Vecchi, R. da Reggio, 1573-75) – Alle pareti vengono riportati in un’opera cartografica ammirevole i quattro continenti scoperti dai più grandi navigatori dell’epoca. Nella volta viene rappresentata la sfera celeste con 50 costellazioni, sotto forma di personaggi ed animali mitologici, tratte maggiormente dal catalogo dell’astronomo alessandrino Claudio Tolomeo. La mappa celeste contiene i riferimenti fondamentali per poter orientarsi nel cielo dipinto. Le rappresentazioni esprimono il ruolo universale della Chiesa Cattolica, la diffusione dei suoi valori in ogni angolo del creato, così nel Nuovo Mondo.

I Giardini Segreti (realizzati entro il 1583) di cui uno è visitabile, il Parco con la Casina del Piacere ed i terrazzamenti con fontane e giochi d’acqua (realizzati 1584-89 da Jacopo del Duca e Giovanni Garzoni).

Palazzo Farnese Caprarola

Palazzo Farnese Caprarola – I Giardini Alti

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Palazzo Farnese di Caprarola. La Stanza dei lanifici. Nell'ottagono: Aracne sfida Atena nel tessere. In basso: Atena trasforma Aracne in ragno.

Palazzo Farnese Caprarola

PALAZZO FARNESE DI CAPRAROLA  fu disegnato nel 1549-50 dal noto architetto, Jacopo Barozzi da Vignola (1507-1573) al servizio del cardinale Alessandro Farnese il giovane (1520-1589). Il Vignola dovette costruire un palazzo fortificato su una rocca preesistente, commissionato dal nonno di Alessandro Farnese il giovane trent’anni prima, ad Antonio da Sangallo il giovane (1484-1546). Barozzi mantenne i bastioni angolari fino al primo piano, fece scavare il tufo sotto la fortezza per formare i sotterranei. Mantenne anche l’idea del Cortile circolare del Sangallo, che andrebbe sviluppato poi in modo spettacolare.

Palazzo Farnese Caprarola

Papa Paolo III con i nipoti, Alessandro e Ottavio. Tiziano.

I lavori della costruzione iniziarono nel 1550 e in soli 25 anni l’edificio a cinque piani, dalla struttura complessa fu innalzato. Il cardinale che metteva tutto il suo amore e orgoglio in questa fabbrica, non badò a spese e ingaggiò i migliori artisti per far realizzare i ricchi affreschi e ornamentazioni, eseguiti tra il 1566-1574 da Antonio Tempesta, Federico e Taddeo Zuccari, Jacopo Bertoja, Giovanni de’Vecchi, Antonio da Varese. Il Gran Cardinale volle la loro presenza e sorveglianza continua durante i lavori. Ogni particolare del palazzo, dall’architettura alla pittura, dovette essere superperfetto, dalle mille sfumature nell’estetica e nel contenuto.

Le tante pareti  istoriate narranti l’ascesa al potere della famiglia, le forme geometriche con le loro simbologie, le allegorie della casata, le scene dell’Antico e del Nuovo Testamento, le immagini mitologiche, i pavimenti in cotto recanti la stessa divisione delle volte, la superba Scala a chiocciola del Vignola, esprimevano ricchezza e lusso quasi illimitati, persino agli occhi dei visitatori più prestigiosi. Il palazzo costruito secondo i principi più moderni dell’architettura militare, era molto funzionale e dovette adempire anche a scopi di rappresantanza.

L’edificio non fu mai abitato interamente nello stesso periodo dalla corte dei Farnese, – che non coincedeva con i membri della famiglia di sangue -, ma si divideva simmetricamente in una parte estiva e in un’altra invernale. La divisione in piani dell’edificio corrispondeva ad un ordine gerarchico rigoroso. Dei cinque piani due erano affrescati: il Piano dei Prelati al pianterreno dove si trovavano le stanze destinate agli ospiti e ai membri della corte e il Piano Nobile, l’uninco ora visitabile, dove si trovava l’appartamento privato del Gran Cardinale con delle sale di rappresentanza. La magnifica Scala Regia su cui salivano al Piano Nobile i membri della corte e gli ospiti per far visita al cardinale Alessandro, è una sorta di biglietto di visita dei Farnese, che introduce tutto il programma di affreschi del Piano Nobile: possedimenti della famiglia, allegorie della casata con iscrizioni in greco,

Palazzo Farnese Caprarola

La Cupola della Scala Regia del Vignola a Palazzo Farnese di Caprarola

grottesche, il tutto sotto la cupola ornata con lo stemma del Gran Cardinale, i Gigli in fondo d’oro.

I Gigli Farnesiani furono scelti dalla famiglia in ricordo delle loro relazioni strette con Casa Medici. Tra i tantissimi dettagli e ornamenti, a guardar meglio, ci si trovano dei ritratti che ricordano delle donne Farnese, tra loro forse Giulia la Bella, spinta dalla famiglia nelle braccia di Papa Borgia diventandone l’amante e di un’altra donna, particolarmente cara al Gran Cardinale: chissà, la bellissima Clelia, figlia del cardinale, sacrificata anche lei sull’altare degli interessi familiari, come era di uso comune tra i potenti.

La vita nel palazzo non doveva essere particolarmente tranquilla,  visto che la corte doveva contare centinaia di persone. La servitù addetta ai vari servizi e gli staffieri abitavano il terzo e quarto piano. L’uso della Scala Regia che non aveva pari da nessun’altra parte all’epoca, era riservato al cardinale, la sua corte e ospiti, e comunque il cardinale non dovette imbattersi in nessun modo nella servitù. Per loro furono costruite delle scale nascoste dallo sguardo tra le pareti del palazzo.

Il cardinale Alessandro che ricopriva delle cariche diplomatiche cruciali per l’andamento delle sorti della Chiesa, d’Italia e d’Europa, contava su una rete estesissima di agenti in tutte le corti europee e gli capitava di dover far arrivar loro dei messaggi velocemente e in tutta segretezza, anche dal palazzo di Caprarola. A questo scopo il Vignola gli realizzò la Scala del Cartoccio che collega la biblioteca del cardinale – situata al Piano Nobile del torrione che costituisce la punta del pentagono -, con i sotterranei. La scala presenta un incavo lungo il suo corrimano, con l’aiuto del quale si poteva far scivolare i messaggi piegati a forma di cartoccio, contenenti all’interno un peso o sasso, dall’alto.

Palazzo Farnese di Caprarola. La Sala del Mappamondo. L'Asia.

Visitare Palazzo Farnese di Caprarola – andar per arte.

VISITARE PALAZZO FARNESE DI CAPRAROLA – andar per arte.

Il PALAZZO FARNESE (1550-1575) di Caprarola (Viterbo).

Palazzo Farnese di Caprarola. La vista dell'alto del grande pentagono fortificato, con alle spalle i primi giardini. Il collegamento tra palazzo e borgo è il rettifilo, la Via Dritta. La linea della stessa via taglia a metà il borgo, ma anche il palazzo che si divide simmetricamente in due: nell'appartamento d'inverno e nell'appartemento d'estate. Foto presa dal web.

Palazzo Farnese di Caprarola. La vista dell’alto del grande pentagono fortificato, con alle spalle i primi giardini. Il collegamento tra palazzo e borgo è il rettifilo, la Via Dritta. La linea della stessa via taglia a metà il borgo, ma anche il palazzo che si divide simmetricamente in due: nell’appartamento d’inverno e nell’appartemento d’estate. Foto presa dal web.

Nel piccolo borgo di Caprarola situato tra Viterbo e Roma, si trova uno dei capolavori del tardo rinascimento italiano : il palazzo pentagonale con grandi estensioni di affreschi e la villa con la Casina del piacere, i giardini all’italiana a labirinti, fontane con giochi d’acqua e sculture. Il palazzo porta il nome della stessa famiglia del palazzo di Roma, una famiglia di origini antiche della provincia di Viterbo, cui membri proseguirono con determinazione e con tutti i mezzi il loro unico scopo : quello di arrivare alle più alte cariche della Corte Pontificia e nei saloni dell’aristocrazia romana. Vi giunsero attraverso i matrimoni e la carriera ecclesiastica, assicurando nel contempo  l’avvenire della discendenza. Il committete del palazzo di Caprarola era il Cardinale Alessandro Farnese (1520-1589) che desiderava completare e addirittura superare quello che Papa Paolo III  Farnese (1468-1549) fece realizzare nel palazzo di Roma : illustrare, attraverso un’opera grandiosa la ricchezza e il potere ottenuto dal Casato. Il cardinale Alessandro Farnese chiamato « il Gran Cardinale » fu un mecenate e amante delle arti, umanista e personaggio-chiave della Corte Pontificia in materia diplomatica. Successe nel 1550 ch’egli si ritirò da Roma nella vecchia fortezza, – disegnata attorno al 1520 dall’architetto militare della famiglia,  Antonio da Sangallo il giovane -, a Caprarola per trovare conforto dopo la terribile uccisione di suo padre (1547),  Pier Luigi et la morte del nonno (1549), Papa Paolo III. Quel momento fu un ritorno alle radici e la riscoperta della bellezza della zona, che oltre ad essere un punto strategico per la famiglia, era adatta alla caccia e alla pesca, attivitá preferite dei signori dell’epoca. Il Gran Cardinale decise di erigere al posto della fortezza pentagonale, mai compiuta, un palazzo sontuoso e la villa, dove poter ricevere personaggi importanti e magari passandoci l’estate, lontano dalla calura soffocante di Roma. Antonio da Sangallo il giovane (1484-1546) essendo morto, il cardinale affidò il progetto a Jacopo Barozzi da Vignola (1507-1573) che mantenne la forma pentagonale dell’edificio con il cerchio iscritto al suo interno, fece realizzare l’alzato e fece scavare i sotterranei nella roccia tufacea. Il Vignola controllava personalmente i lavori della fabbrica, o comunque lasciava sul posto suo fratello che lavorava al suo fianco nel cantiere, cosa grazie alla quale ogni dettaglio dell’edificio risulta estremamente preciso.

Palazzo Farnese di Caprarola. La Scala Regia.PER VISITARE PALAZZO FARNESE DI CAPRAROLA CON GUIDE TURISTICHE UFFICIALI DEL TERRITORIO PRENOTA AL 328.4248738   IT,FR,SP,EN.

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Il cardinale commissionò ai migliori artisti e iconografi del tempo la realizzazione degli affreschi, tra loro Taddeo et Federico Zuccari, Jacopo Zanguidi, Antonio Tempesta, Giovanni de Vecchi.  La visita guidata del palazzo include la Sala dei Guardie (ingresso al palazzo), la Cortile circolare a due piani attorno alla quale girano gli appartamenti d’inverno e d ‘estate, la Scala Regia che gira su 30 colonne lungo le pareti istoriate e le dodici sale del Piano Nobile riccamente ornate di affreschi, stucchi, false architetture, incastri di immagini. Dalla Sala di Ercole la vista spazia dal Monte Soratte, un vulcano spento, alla campagna verso Roma, così come sulla Via Dritta, la via rettilinea che lega il grande pentagono costruito in cima del borgo.  Raggiungendo i Giardini Bassi attraverso uno dei ponti situati sopra il fossato che circonda il palazzo-fortezza, si arriva ai Giardini Alti dove si trovano la Casina del piacere circondato da giardini all’italiana a labirinti, da sculture di Pietro Bernini (1562- 1629), delle fontane con giochi d’acqua spettacolari. I Giardini Alti furono modificati con l’intervento di Giacomo del Duca (1520-1601) assistente apprezzato da Michelangelo durante vari lavori effettuati a Roma, e furono compiuti da Girolamo Rainaldi (1570-1655)  

Caprarola. Palazzo Farnese.

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Palazzo Farnese di Caprarola. La Scala Regia: tre giri interi di turbinio di stemmi, greche, volti dipinti che glorificano il Gran Cardinale e la sua casata. Ogni particolare è fatto per imprimere idelebilmente nella menta il potere e la ricchezza dei Farnese.

Alla scoperta del Palazzo Farnese Caprarola e del borgo.

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 PALAZZO FARNESE CAPRAROLA 

e del borgo di Caprarola con Guide Turistiche Abilitate per gli itinerari turistici della provincia di Viterbo, specializzate. Disponibilità in IT,FR,SP,EN. 

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Palazzo Farnese Caprarola

Palazzo Farnese Caprarola

Il PALAZZO FARNESE DI CAPRAROLA  si trova a metà strada tra Viterbo e Roma lungo la Cassia Cimina, a due passi dal lago di Vico, tra i castagneti secolari dei Monti Cimini. Fu agli inizi del 1500 che il cardinale Alessandro Farnese il vecchio (1468-1545) acquistò il borgo medioevale di Caprarola dagli Anguillara, – tradizionali nemici di casa Farnese -, per renderlo centro dei domini dei Farnese in Tuscia e da dove poter proseguire la politica espansionistica della casata, verso Roma. Il cardinale aveva chiaro in mente l’obiettivo da raggiungere: arrivare al potere supremo della Corte Pontificia. Occorreva, nel punto strategico scelto, una rocca cui progetto fu affidato dal cardinale nel 1520 all’esperto architetto militare della famiglia, Antonio da Sangallo il giovane (1484-1546) che progettò un grande edificio a pianta pentagonale sul punto più alto dello sperone roccioso dove sorge il borgo.

L’edificio con bastioni angolari, in tutto concepito secondo i principi dell’architettura militare del tempo, era disegnato attorno ad un cortile circolare. I lavori vennero interrotti nel 1534 con l’elezione al soglio pontificio del cardinale, incoronato Papa sotto il nome di Papa Paolo III che si allontanò quindi da Caprarola, nella Corte Pontificia a Roma. Ad un certo punto della storia della casata, nel 1549 il cardinale Alessandro Farnese il giovane (1520-1589), il “Gran Cardinale” nipote di Papa Paolo III, tornò alle antiche radici della famiglia a Caprarola, in un momento di conflitti subiti in Roma, dopo l’uccisione a Piacenza di Pier Luigi Farnese (1503-1547) – duca di Parma e Piacenza e padre del cardinale e la morte di Papa Paolo III.  Il cardinale riscoprì i luoghi di grande bellezza, adatti assieme alla caccia e alla pesca, attività predilette dei signori dell’epoca, e decise di far costruire un palazzo più grande e fastoso di quello di Roma, degno della celebrità ottenuta dai Farnese sulla scena politica d’Europa.

Il Gran Cardinale, umanista e mecenate d’arti, commissionò il progetto prima del 1555, essendo morto Antonio da Sangallo il giovane, a Jacopo Barozzi da Vignola(1507-1573) che mantenne il disegno pentagonale del castello disegnato dal Sangallo e tradusse l’idea del Gran Cardinale, fornendo una duplice funzione al palazzo: fortezza e villa da rappresentanza, dalle soluzioni architettoniche esclusive. Una volta eretto il palazzo in 27 anni di lavoro, si procedette alla profonda ristrutturazione del borgo medioevale, distruggendone la gran parte, costruendo ponti e gallerie, adeguando il livello della strada a quello del palazzo, innalzando edifici nuovi lungo la via Dritta, che collega il palazzo in alto con il borgo situato in basso. I signori dell’epoca che venivano a far visita alla Corte del Gran Cardinale arrivavano in carrozza ai piedi della via Dritta che apriva una vista scenografica dal basso sulla mole dell’edificio e poi più avanti sulla bella doppia rampa ovale che è il nodo di raccordo tra il paese e il palazzo. Le carrozze accedevano per la Porta del Facchino in un vano circolare nei sotterranei del palazzo scavati interamente nel tufo, dove potevano girare, mentre gli ospiti salivano a piedi la famosa scala elicoidale, la Scala Regia del Vignola fino al Piano Nobile.

Palazzo Farnese Caprarola, il borgo e la via Dritta

Palazzo Farnese Caprarola, il borgo e la via Dritta

Nella divisione del palazzo vi era un ordine gerarchico rigoroso. Il cardinale, la sua corte e gli ospiti non dovevano assolutamente imbattersi nel personale, il quale usava una scala interna costruita nelle pareti interne dell’edificio, comunicante tra i sotterranei, – dove si trovavano anche le cucine, i magazzini ed i servizi necessari alla servitù -,  e gli altro quattro piani del palazzo.

Palazzo Farnese Caprarola, disegno

Palazzo Farnese Caprarola, disegno

Un’altra scala, chiamata Scala del Cartoccio di forma elicoidale collegava i sotterranei e il tetto, ed era provvista di una guida scolpita nel corrimano che permetteva di far scendere dall’alto un cartoccio di carta riempito di sabbia o di sassolini, permettendo di far arrivare messaggi velocemente e in segretezza.

Al pianterreno, chiamato Piano dei Prelati riccamente affrescato ma non visitabile, si trovavano gli appartamenti posti attorno al Cortile Circolare, della Corte e degli ospiti del Cardinale. La copia planimetrica del Piano dei Prelati è il Piano Nobile, aperto alle visite, con gli appartamenti privati e di rappresentanza del Cardinale Alessandro, quattordici sale riccamente affrescate dagli artisti più famosi del Secondo Rinascimento (Taddeo e Federico Zuccari, Jacopo Bertoja, Antonio Tempesta, Giovanni de’ Vecchi, Raffaellino da Reggio, A. Vanosino). Gli affreschi recentemente (2014) restaurati sono come i capitoli vivi di un libro di storia sulla scalata al potere dei Farnese, ritratti a fianco dei personaggi più importanti d’Europa del XVI secolo, tra i quali Carlo V, Francesco I, Filippo II, Enrico II. I tanti dettagli preziosi dipinti di finta architettura, di porte finte che sembrano aprirsi, di volte delle stanze che si aprono verso il cielo, di ricchissimi stucchi ed incastri di figure e colori, di finti riquadri di arazzi, conservano intatto il loro fascino.

I due piani superiori privi di affreschi, il Piano dei Cavalieri e dei Staffieri erano degli addetti a questi servizi.

Il palazzo è diviso simmetricamente in due settori, in uno invernale ad Ovest ed in un altro estivo a Nord, non era mai interamente abitato durante l’anno.

Dagli interni del Piano Nobile si passa tramite due ponti che scavalcano il fossato nei giardini bassi, dove poter ammirare i giardini all’italiana. Un viale alberato sale nel pendio della collina, dove potete vedere i giardini alti con la Casina del Piacere circondata da giardini all’italiana, labirinti, sculture e grandiosi fontane con giochi d’acqua.

Palazzo Farnese di Caprarola. La Sala dei Fasti. Da sinistra a destra: Il matrimonio di Ottavio Farnese (fratello minore del Gran Cardinale) con Margherita d'Austria, figlia naturale dell'imperatore Carlo V. La data reale dell'evento 1538. Al centro: ritratto di Filippo II di Spagna. Sulla destra le nozze di Orazio Farnese (altro fratello del Gran Cardinale) con Diana di Valois. La data reale delle nozze 1553. Ancor più a destra, la Guerra ai Luterani.

Palazzo Farnese di Caprarola. La Sala dei Fasti. Da sinistra a destra: Il matrimonio di Ottavio Farnese (fratello minore del Gran Cardinale) con Margherita d’Austria, figlia naturale dell’imperatore Carlo V. La data reale dell’evento 1538. Al centro: ritratto di Filippo II di Spagna. Sulla destra le nozze di Orazio Farnese (altro fratello del Gran Cardinale) con Diana di Valois. La data reale delle nozze 1553. Ancor più a destra, la Guerra ai Luterani.

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Palazzo Farnese di Caprarola. La Scala Regia: tre giri interi di turbinio di stemmi, greche, volti dipinti che glorificano il Gran Cardinale e la sua casata. Ogni particolare è fatto per imprimere idelebilmente nella menta il potere e la ricchezza dei Farnese.

PALAZZO FARNESE A CAPRAROLA

 

Il Palazzo, i Giardini Segreti, il Parco e la Casina del Piacere

Incontro con la guida al parcheggio bus turistici di Caprarola mezz’ora prima c.a. dell’orario d’ingresso al Palazzo. Dal parcheggio si raggiunge il palazzo con una passeggiata di 15 minuti. Poi, si va alla scoperta di uno dei palazzi più rappresentativi del Rinascimento Italiano, che ci invidia tutto il mondo!

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Palazzo Farnese Caprarola

Il Palazzo Farnese e il borgo di Caprarola

Il Palazzo Farnese di Caprarola si rivela una specie di Pompei del Rinascimento per aver conservato un retaggio architettonico e pittorico di grande rilievo del ‘500 e con essa il riflesso lontano, quanto prezioso, dello stile elegante del modo di vivere della Corte Pontificia dell’epoca. Il palazzo porta il nome della Famiglia Farnese che estese il suo potere dalla Tuscia sin dentro il cuore della Città Eterna, diventando protagonista sulla scena politica d’Italia e d’Europa del XVI secolo.

Palazzo e villa vennero inseriti in un piano urbanistico in cui il grande pentagono, la dimora del signore, legata al borgo con la via dritta, domina il paese dall’alto come un vero Olimpo. Una soluzione che ben riflette la volontà del committente, il Card. Alessandro Farnese il giovane (1520-1589) di celebrare il potere della casata facendo erigere un palazzo forse ancor più esclusivo di quello di Roma, immortalando la memoria della famiglia ai posteri.

Il grandioso progetto fu affidato dal cardinale a Jacopo Barozzi da Vignola (1507-1573) che ebbe quindi il compito di adattare l’idea di un luogo di diletto e di rappresentanza ad una fortezza preesistente disegnata da Antonio da Sangallo il giovane e del Peruzzi, nel 1530, rimasta incompiuta.

Gli spazi interni del pentagono a 5 piani vennero organizzati dal Vignola attorno al cortile circolare secondo un ordine di simmetrie perfette e disposti in base alla loro funzione e alla gerarchia di chi li occupava.

L’esteso ciclo pittorico del secondo Cinquecento di ben 7650 mq., fu interamente commissionato dal Card. Alessandro Farnese il giovane al cui servizio lavorarono i più noti umanisti ed iconografi del periodo come Annibal Caro, Fulvio Orsini, Onofrio Panvinio. Furono loro ad elaborare, ricorrendo alla mitologia classica, alla storia sacra, alla storia, il ciclo iconografico realizzato dagli artisti tra i più famosi dell’epoca, come Taddeo e Federico Zuccari, Jacopo Bertoja, Giovanni de’ Vecchi, Raffaellino da Reggio, Antonio Tempesta, Antonio da Varese.

Il percorso di visita al Palazzo Farnese di Caprarola:

La Sala delle Guardie (Federico Zuccari 1567-1569) – è posta accanto alla piccola sala circolare delle armi dove oggi si trova la biglietteria, immette nello spazio elegante del palazzo. Come un biglietto da visita: nella volta lo stemma del Gran Cardinal Alessandro Farnese, gli affreschi che documentano la costruzione del palazzo e del borgo. Tra le scene dipinte, il Grande assedio di Malta da parte Solimano il Magnifico, vinto dalla lega antiturca in cui s’impegnò il Gran cardinale la cui importanza viene sottolineata dalla rappresentazione pittorica.

Il Cortile circolare (Jacopo Barozzi, il Vignola) – Particolare architettonico e simbolico importante. Il Vignola realizzò il cortile circolare su due portici sovrapposti, cosa che gli permise di far girare intorno ad esso tutti gli appartamenti (estivi ed invernali) del piano rialzato e del piano nobile.

La Scala Regia (affreschi istoriati di Antonio Tempesta, 1580-83) – Soluzione originale e realizzazione magnifica della scala a chiocciola che il Vignola fece ruotare su trenta colonne doriche e ioniche, incoronata da una cupola con i Gigli Farnesiani. La scala fa tre giri completi, in un turbinio davvero emozionante, di ascesa accompagnata da affreschi con i simboli dei Farnese, di finte finestre dipinte che si aprono su paesaggi ideali e riferimenti neoplatonici.

Il  Piano nobile: 

La Sala di Ercole (Federico Zuccari e Jacopo Bertoia, 1568-1572-73) celebra il grande patrimonio dei Farnese, il ducato di Castro, di Parma e Piacenza e serba una vista attraverso il loggiato aperto sul paesaggio verso Roma, incoronazione del potere raggiunto. Nel ciclo di affreschi rappresentato nella volta, il personaggio mitologico di Ercole con le sue gesta allude alla potenza farnesiana ed alla munificenza del Card. Alessandro.

La Cappella (Federico Zuccari, 1566) – Stanza circolare, era la cappella dove si svolgevano le funzioni religiose della Corte del Gran Cardinal Alessandro. Sulle pareti le figure degli apostoli, nella volta viene narrata la Sacra Scrittura, tratta dal Vecchio Testamento.

La divisione della volta con sei scomparti riccamente decorati è la proiezione del pavimento disegnato con identiche partizioni con uso di marmi policromi e cotti bicolori.

La Sala dei Fasti Farnesiani (Taddeo Zuccari 1561-63) – Era la sala di rappresentanza, la più importante del palazzo, in cui emerge più di ogni altra l’importanza politica raggiunta a livello europeo della Casata.

LAnticamera del Concilio (Taddeo e Federico Zuccari 1562-64) – La sala è dedicata dal Card. Alessandro Farnese il giovane al nonno, Papa Paolo III, ai ruoli e momenti più salienti del suo papato. Tra questi il Concilio di Trento da lui avviato nel 1546. Affreschi, stucchi, tridimensionalità e gioco ottico prospettico rendono la decorazione della sala sfarzoso ed opulento.

La Camera dell’Aurora (Taddeo Zuccari 1563-65) – Era la camera da letto dell’appartamento d’estate del Cardinale Alessandro. Nella volta viene rappresentato un ingannevole gioco prospettico che innalza il soffito sfondandolo verso il cielo, in cui è rappresentata l’allegoria della Notte che si spegne sotto le luci dell’Alba.

La Stanza dei Lanifici (Taddeo Zuccari 1563-64) – Era lo spogliatoio del Cardinale Alessandro, una stanza colma di decorazione di riquadri, incastri di figure, grottesche emblemi e stucchi il cui tema tratta l’arte della tessitura ed i filati destinati all’abbigliamento. L’iconografia richiama vari personaggi mitologici tra i quali Aracne trasformata da Atena in ragno.

La Stanza della Solitudine o dei Filosofi (Taddeo Zuccari 1565-66) – Era lo studio del cardinale nell’appartamento d’estate. L’iconografia rievoca personaggi cristiani e pagani i quali scelsero una vita di solitudine dedicata alla contemplazione e la meditazione. Il Torrione – E la punta del pentagono ed il raccordo tra i due appartamenti, quello estivo e quello invernale, è carico di significati simbolici. Include le due stanze più riservate:

la Stanza del Torrione, la punta del pentagono dove si concentravano le attività intellettuali e la fruizione volta all’estetica del Gran Cardinale, difatti, la punta del p entagono dal punto di visto filosofico e simbolico riassume il contenuto neoplatonico del palazzo, voluto dal cardinale.

 Il Gabinetto dell’Ermatena (Federico Zuccari 1566-67), probabile studiolo del segretario personale del cardinale, nella volta con Atena e Ermes raffigurati in un solo corpo, significando la fusione della saggezza (Atena) e dell’eloquenza (Ermes). Quest’ultimo unisce il Cielo alla Terra. Negli angoli gli oggetti attribuiti alle invenzioni delle due divinità. Tra alcuni dipinti di paesaggio è riconoscibile l’episodio nell’Odissea, in cui Odisseo si lega all’albero della nave, per resistere al canto delle sirene. Appaiono alcuni simboli fortemente e indiscutibilmente legati all’ermetismo di cui il Gran Cardinale era conoscitore.

Stanza della Penitenza (Jacopo Zanguidi, detto il Bertoja 1569-71) – Il Gran Cardinal Farnese desiderò proseguire con il tema meditativo, iniziato nella Stanza della solitudine, dove i soggetti erano tratti dalla storia-mitologica. Nella Stanza della penitenza invece, che è speculare a quella della Solitudine, lo spirito meditativo richiama esclusivamente l’aspetto religioso.

Al centro della volta la Croce di Cristo con la corona di spine e sorretta da angeli, con il motto “Oh, legno beato sul quale Cristo ha sofferto il martirio” (tratto dal greco storico della Chiesa, Sozomenio).

Quanto alla funzione della Stanza della Penitenza, alcuni storici dell’arte, come il Faldi (1962), suggeriva che l’ambiente fosse una Sala da pranzo, dove le immagini rappresentate dovevano esortare alla moderazione e alla frugalità.

Mentre altre fonti, (come Gombrich, 1972, in A. Witte: The artful Hermitage 2008) mettendo in relazione i soggetti rappresentati e lo stesso vano, menziona un ruolo tipo studiolo o una funzione di tipo religioso, per questa stanza.

La Stanza dei Giudizi (Jacopo Zanguidi detto il Bertoja, 1569-71) – Stanza riccamente decorata con stucchi ed affreschi dedicata alla Saggezza e alla Giustizia dove il cardinale Alessandro prendeva delle decisioni importanti. Il programma iconografico è imperniato sul Giudizio Universale della Chiesa attraverso fatti biblici dell’Antico Testamento, dei quali il Giudizio di Salamone rappresentato nel centro della volta.

Si pensa che in questa stanza il Gran cardinal Alessandro Farnese concedesse le udienze, per il fatto, che l’ambiente comunica con l’esterno, con i Giardini, e che permettesse l’affluenza delle persone senza recare disturbo nelle altre stanze del palazzo.

Ma, sono soprattutto le decorazioni a supportare quest’idea, perché connesse con la giustizia e la saggezza divina, necessarie per governare. Al centro della volta il tradizionale Giudizio di Salomone.

La Stanza dei Sogni (Jacopo Zanguidi detto il Bertoja 1570-71) – Addormentarsi nella camera da letto invernale del Gran Cardinal Farnese, è una esperienza che non potremo mai fare, osservare come la luce illuminasse il brulicare degli esseri fantasiosi dell’ovale della volta. Il bellissimo fregio a monocromo che circonda l’ovale centrale, i colori cangianti dalle tinte pastello, l’eleganza delle figure in movimento, aumenta il pregio delle opere di affresco della stanza.

Il disegno molto simile a quella dell’altra camera da letto, estiva (dell’Aurora), speculare a quest’ambiente, tuttavia i soggetti, ugualmente relativi al sonno e ai sogni, qui sono tratti dalle sacre scritture, anziché dalla mitologia classica.

Così, come avvenne per i soggetti rappresentati in tutto l’appartamento d’inverno, tratti dall’Antico Testamento, conformemente con il carattere controriformato delle raffigurazioni, tutte a soggetti biblici.

Alcune delle scene rappresentate raccontano dei sogni, altre degli episodi avvenuti durante il sonno dei personaggi, a volte i sogni si rivelano premonitori, altre volte richiedono l’intervento di interpreti. Le scene sembrano focalizzarsi sull’educazione morale.

La Stanza degli Angeli (Bertoja, G. De Vecchi e R. Da Reggio 1572-75)- E’ una delle stanze più belle del palazzo, riccamente ornata di stucchi e dorature nella volta. Si potrebbe chiamare quest’ambiente anche la Stanza dell’eco, se volessimo dare più peso all’aspetto divertente, invece del tema proposto negli affreschi, che è il trionfo del bene sul male.

Sì, perché, esiste un curioso effetto d’eco che si crea in punti precisi nella stanza, che aveva lo scopo di stupire gli ospiti. Non si ha però nessun documento che ci dica l’uso preciso al quale fu adibito l’Anticamera degli angeli.

I protagonisti della stanza sono gli angeli che vengono rappresentati in quanto strumenti della potenza e della giustizia di Dio.

La volta sfonda, attraverso la pittura illusionistica del Bertoja, verso il cielo, dove viene rappresentato l’episodio della Caduta degli angeli ribelli, in una scena apocalittica che si svolge in mezzo alle nuvole. E’ questa la scena principale che costituisce il filo conduttore delle rappresentazioni della stanza, con il significato del trionfo del bene sul male

Sala del Mappamondo (G.A. Vanosino, G. de Vecchi, R. da Reggio, 1573-75) – Alle pareti vengono riportati in un’opera cartografica ammirevole i quattro continenti scoperti dai più grandi navigatori dell’epoca. Nella volta viene rappresentata la sfera celeste con 51 costellazioni, sotto forma di personaggi ed animali mitologici, tratte maggiormente dal catalogo dell’astronomo alessandrino Claudio Tolomeo. La mappa celeste contiene i riferimenti fondamentali per poter orientarsi nel cielo dipinto. Le rappresentazioni esprimono il ruolo universale della Chiesa Cattolica, la diffusione dei suoi valori in ogni angolo del creato, così nel Nuovo Mondo.

I Giardini Segreti (realizzati entro il 1583) di cui uno è visitabile, il Parco con la Casina del Piacere ed i terrazzamenti con fontane e giochi d’acqua (realizzati 1584-89 da Jacopo del Duca e Giovanni Garzoni).

Villa Farnese Caprarola

Palazzo Farnese Caprarola – La Sala del Mappamondo

 

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